Decemberwolf

domenica, giugno 25, 2006


PR, “Public relations”.

Come prima cosa, invito a riflettere sul post precedente, che è stato scritto prima delle elezioni politiche. Rimane, senz’altro, la grandissima differenza tra il centro-destra ed il centro-sinistra, nelle capacità comunicative, nelle PR. Qui ci focalizziamo su questo.

In conseguenza di tale grossa differenza, era favorito il centro-destra, ed il centro-sinistra ha vinto solo e soltanto perché Berlusconi ha ecceduto ed ha offeso la Cina: ci sono rapporti “sottili”, dove una nazione “vince” un’altra, e la Cina “vince” l’Italia (ovviamente, anche la Cina è “vinta” da qualche altra nazione). In realtà, quest’ultimo aveva la vittoria in tasca.

Questo fatto di cronaca c’interessa solo perché spinge a parlare di PR. Lo si farà citando l’inserto sulla Propaganda contenuto in “Nexus” n°61 (aprile-maggio 2006), “Speciale Propaganda”, “I Persuasori occulti”, di Tim O’Shea (ibid., pp. 12-16).

In questo numero – qui sopra citato – si parla dei primi tempi delle PR, e del suo “fondatore”, o, almeno, uno dei fondatori: Bernays, il “Padre della Persuasione”, nipote di Freud. L’articolista di “Nexus – Italia” cita un libro di Stauber e Rampton: “Trust us we’re experts” (“Fidati di noi, siamo gli esperti”).
“Il lavoro di Bernays consisteva nel dare un nuovo significato ad un soggetto per creare quell’immagine desiderata che avrebbe poi dato a quel particolare prodotto o concetto il livello d’accettazione voluto” (O’ Shea, cit., p. 13).
Ricordiamo che Bernays fu quello che convinse le donne a fumare o diffuse la colazione col bacon, per fare qualche piccolo esempio (di seguito O’Shea citerà le aziende che si saranno servite del PR di Bernays: praticamente il “gotha” delle aziende “che contano”).

“Bernays descriveva il pubblico come ‘un gregge che ha bisogno di venire guidato’. E questo pensare da gregge rende la gente ‘ben disposta verso la classe dirigente’. Bernays fu sempre fedele al suo assioma fondamentale: ‘controlla le masse senza che esse se lo sappiano’. Le PR riscontrano i loro miglior successi con la gente quando non sa che sta venendo manipolata. Stauber descrive il fondamento logico di Bernays così: ‘La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos ed il conflitto in una società democratica’ (Trust Us, p. 42). Questi primi persuasori di massa pretendevano di svolgere un servizio morale per tutta l’umanità: la democrazia era troppo buona per la gente – era il loro concetto – si doveva dire loro cosa pensare, perché da soli non erano in grado di pensare razionalmente.

Quello che segue è un paragrafo del libro ‘Propaganda’ di Bernays: ‘Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuol vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita. Sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento della masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone’” (in ibid., pp. 13-14). Verissimo!

Naturalmente, l’articolista (O’Shea) oppone a tale visione – reale – quella della “democrazia”che cerca di rendere le masse capaci di “sano giudizio” (per dirla con Thomas Jefferson), piuttosto che dare loro ciò che devono pensare.

Fatica di Sisifo! Chimera. Perdente in partenza: tal è l’illusione moderna.

Difatti, osserviamo subito la differenza: chi vuole dire alla gente cosa pensare prende la gente com’è; al contrario, chi vuole renderla capace di “sano giudizio” deve cercare di rendere la gente stessa più consapevole. La qual cosa è molto ma molto più difficilissima che prendere la gente così com’è. Non solo, ma dovresti avere un apparato – costoso – allo scopo di controllare chi, avendo mezzi a iosa, dice alla gente cosa pensare… Il che ognuno vede alquanto difficoltoso, a dir poco.

Ma torniamo a Bernays e Stauber.
“Bernays credeva che solo pochi possedevano la necessaria perspicacia per vedere la Grande Visione così che venisse loro affidata la sacra missione. E, fortunatamente, si vide come uno dei pochi” (ibid., p. 14). Su questo punto, Bernays non errava affatto. Solo pochi hanno la “Grande Visione”, insomma possono far parte di quel “relativamente ristretto numero di persone” del quale parlava nel suo libro, “Propaganda”. Istituendo il “mondo delle masse”, fatalmente la “democrazia”, qualsiasi cosa si voglia intendere con tale termine, si apre alla manipolazione di chi ha il potere di controllare l’opinione, che è il nocciolo; e tale numero di manipolatori avrà due caratteristiche: 1) sarà composto di relativamente poche persone, quelle che possono aver accesso ai mezzi necessari; 2) tale gruppo non può essere in alcun modo “casuale” all’interno di una società qualsivoglia. Su tutto questo, dunque, Bernays aveva ragione. Concordo, con la differenza che non faccia affatto parte di quei “pochi”, bensì dei “molti”…

Va, comunque, sottolineato che questi primi “persuasori occulti” erano molto ma molto più sinceri riguardo alle loro finalità di quelli che son venuti dopo. Le finalità e le basi ideologiche vi eran dette apertamente.

Tre, per Bernays, erano i mezzi delle PR. Il primo era far accreditare una tesi da una parte “terza”, possibilmente – apparentemente – “neutrale”. Secondo punto, era quello di diffondere notizie preconfezionate. Fu Bernays ad inventare il “Comunicato Stampa”, oggi diffusissimo per ogni dove. Infine, last but not least, anzi decisivo, il linguaggio (ed è qui che lui applicò l’idea freudiana dell’“associazione mentale” alla persuasione di massa).

“Non appena i pionieri della persuasione del 1920 Ivy Lee ed Edward Bernays ottennero maggior esperienza, iniziarono a formulare regole e guide per creare l’opinione pubblica. Impararono presto che la psicologia delle masse deve focalizzarsi sull’emozione, non sui fatti” (ibid., p. 15). Cosa che dovrebbe essere più che chiara ed evidentissima in epoca di Campionati Mondiali di calcio. Si tratta di psicosi di massa, di sentimenti emozionali travolgenti, che, come ogni sentimento, si può manipolare. Vulgus vult decìpi (il volgo vuol essere ingannato), è massima antica (in una parte precedente dello “Speciale Propaganda” si citano i Romani antichi). E si risponde: ergo deciapiàtur, dunque che venga ingannato! Se tutto si basa su di un fatto emozionale e non sui fatti logici, se ne deduce un punto basilare: ad un “evento”emozionale non si risponde con la “logica dei fatti”, bensì con un altro “evento” emozionale. Se uno non comprende questo punto, non può comprendere la Psicologia di massa.

Dato che la massa è incapace di formulare pensieri razionali [corsivo mio], la motivazione deve basarsi non sulla logica ma sulla presentazione” (ibid., grassetto mio). Di nuovo: se si vuole opporre ad un “fatto” emozionale un fatto logico, il primo vincerà il secondo con assoluta certezza nelle masse (per l’individuo il discorso è diverso, non certo perché il fatto logico la vinca sempre, ma perché, in ogni caso, il fatto “logico” possiede per lo meno una chance migliore di farsi sentire). La presentazione – quindi l’uso del linguaggio – diviene il punto decisivo. “Qui ci sono alcuni assiomi della scienza delle PR:
* La tecnologia è in se stessa una religione.
* Se la gente è incapace di formulare un pensieri razionale, la vera democrazia è pericolosa.
* Le decisioni importanti dovrebbero essere lasciate agli esperti.
* Riformulando argomenti stai lontano dalla sostanza; crea delle immagini.
* Non affermare mai chiaramente una bugia dimostrabile.
Le parole vengono scelte attentamente secondo il loro impatto emozionale” (ibid.).
Insomma: “Si tratta dell’associazione fondamentale freudiana delle parole” (ibid., p. 16), però applicata alle masse! Altra cosa che va sottolineata – ma era ben nota già prima di Bernays – è che la ripetizione (e qui pensiamo ad un politico ben noto) di poche idee o suggestioni, è la chiave per influenzare la massa. Ma Bernays portò queste conoscenza a ben altra raffinatezza.

“Non appena la scienza del controllo di massa si evolse, l’industria del PR sviluppò ulteriori guide per un’efficace azione sociale. Qui ci sono alcuni gioielli:

·    Disumanizza la parte sotto attacco etichettandola e chiamandola per nome [e questo stratagemma è così diffuso, che non vale nemmeno la pena di sottolinearlo; l’uso del termine “comunista” in senso totalmente improprio rientra in tale strategia; nota mia].
·    Quando nascondi qualcosa, non parlare con inglese fluente [o italiano, o qualsiasi lingua]; fermati un po’, distrai.
·    Ottieni approvazione da persone celebri, dalle chiese, personaggi sportivi, l’uomo della strada  [diffusissimo].
·    Chiunque a portata di mano che non abbia alcuna esperienza sul soggetto [sottinteso: ottienine l’approvazione].
·    Usa l’espediente ‘persona normale’: noi miliardari siamo come te [chiarissimo ed usatissimo].
·      Quando minimizzi una scandalo, non dire nulla di memorabile.
·   Quando minimizzi uno scandalo, indica i benefici di quanto è appena successo [fantastico!, e pare che un certo politico sia particolarmente abile in tre cose: “sono come te”, ripetere sempre, minimizzare mostrando l’effetto positivo].
·    Quando minimizzi uno scandalo, evita argomentazioni morali [questo è sublime].

Tieniti questa lista. Inizia ad osservare queste tecniche. Non sono difficili da riscontrare: guarda nel giornale di oggi o il telegiornale di stasera. Guarda cosa stanno facendo: questi tipi sono bravi!” (ibid., p. 16, sottolineature mie).

Princìpi. La mente umana è per natura suggestionabile. Le masse lo sono ancor di più, perché, come masse, la componente razionale è molto ma molto debolissima rispetto a quella emotiva.

La suggestione è: l’esercitare un’influsso sulle mente altrui per mezzo di un agente fisico qualsivoglia (per esempio la parola).

Una delle modalità principali della suggestione è la ripetizione.

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